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  • Botticelli

    "Langdon

    riconobbe subito quell’immagine.

    Il capolavoro

    che aveva davanti,

    la Mappa dell’Inferno..."

  • I am the shade

    "Io sono l'ombra. Attraverso la città dolente, io fuggo. ... lungo la

    riva dell'arno,

    Corro arrancando senza fiato..."

  • Bargello

    "...Il Bargello.

    Langdon

    premette la fronte contro

    il vetro della finestra."

Un libro tre città

inferno

Robert Langdon è tornato. Per la prima volta ha abbandonato il suo completo in Harris Tweed ed il suo inseparabile orologio di Topolino per indossare un completo Brioni e risolvere un nuovo mistero italiano. Il libro Inferno parte da queste novità per affrontare un enigma dove tutti i personaggi non sono quello che sembrano.

Fra tanti colpi di scena, vere protagonisti del libro sono le tre bellissime città che fanno da sfondo all’avventura: Firenze, Venezia e Istanbul. In questo sito troverete tutte le location visitate nella corsa contro il tempo di Sienna e del Prof. Langdon per...

Prenota il tuo tour a Firenze

ssh24Se avete amato, come noi, le avventure di Langdon fra le strette vie di Firenze, non potete fare a meno di provare il tour della città.

Il tour inizia alle 9,15 da Boboli per poi attraversare Ponte Vecchio ed offrire una visita approfondita a Palazzo Vecchio. Continua con la Badia Fiorentina, dove il libro inizia, e prosegue con la Chiesa di Dante dove potete avere un approfondimento sulla Divina Commedia.

Immergetevi in questo tour speciale sulle tracce di Bob Langdon e cogliete l'occasione per vedere Firenze da un punto di vista diverso, tutto quello che dovete fare è prenotare il tour.

 

 

Piazza San Firenze

Ubicata alle spalle di Palazzo Vecchio, attigua al Bargello, Piazza San Firenze deve il suo nome a un edificio dedicato a San Fiorenzo, che sorgeva dove ora c’è il monumentale complesso barocco di San Filippo Neri (utilizzato fino a poco tempo fa come sede del Tribunale), di fronte si trova il Palazzo Gondi, un raffinato esempio di architettura residenziale fiorentina del Quattrocento, disegnato da Giuliano da San Gallo e ampliato nell’Ottocento.

Palazzo Vecchio

Le fondamenta del Palazzo furono poste nel febbraio 1299, con l’Architetto Arnolfo di Cambio. Nel 1302 la facciata principale e la torre di 94 metri era già pronta. Ma il retro del Palazzo fu costruito ed ampliato, in periodi diversi, fino all'ultima modifica dell'Ammannati del 1588. Palazzo Vecchio fu ideato come residenza ed ufficio per i Priori e per il Gonfaloniere di Giustizia, comunemente chiamati "Signori". Figure che duravano in carica due mesi, durante i quali avevano l'obbligo di vivere prevalentemente nel Palazzo, seguendo regole severe, simili a quelle di una comunità conventuale.

Il Palazzo ha cambiato nome più volte. Inizialmente indicato come "Palatium Populi", Palagio nel linguaggio parlato, divenne successivamente "Palazzo della Signoria", fino a trasformarsi - nel 1540, in occasione dell’insediamento del Duca Cosimo - in "Palazzo Ducale". Solo più tardi fu chiamato "Palazzo Vecchio", divenendo anche - con Firenze Capitale d'Italia, dal 1865 al 1871 - sede del Parlamento.

Poche le modifiche esterne fatte nei sette secoli di vita del Palazzo. Una struttura che, comunque, al suo interno ha cambiato più volte aspetto. Alla fine del 1400 Savonarola, allora al Governo, fece costruire il famoso salone dei 500, dove poter radunare il popolo deliberante. Più tardi, sotto il comando di Cosimo I, il Vasari trasformò questo grande spazio nel trionfo del Principe, con gli affreschi delle vittorie Fiorentine sulle città Toscane. Nel 1454 Michelozzo il passaggio allo stile rinascimentale dell'austero cortile Ancora Vasari, arricchì il Palazzo di stucchi dorati ed affreschi con le immagini delle principali città dell'Impero Asburgico, in onore di Giovanna d'Austria, moglie di Francesco De'Medici. Al centro del cortile, una piccola fontana - il Putto con Delfino, opera del Verrocchio -, posto su una vasca di porfido di Francesco Ferrucci. Nel 1550 il Duca Cosimo I abitò il Palazzo insieme alla sua famiglia, facendolo adattare alle sue necessità dal Vasari. Nacquero allora - con il lavoro di numerosi artisti - stanze di rappresentanza e spazi privati per la famiglia.

Non potendo descrivere tutte le bellezze artistiche racchiuse in Palazzo Vecchio, è comunque necessario citare, oltre al Salone de’ Cinquecento, anche lo Studiolo di Francesco I, stanza di una suggestione incredibile, dalla forma a cassapanca fiorentina, senza finestre e totalmente affrescata da numerosi artisti, dove Francesco I dedicava molto del suo tempo agli studi scientifici.

La Sala dei Gigli, con un bel portale d'ingresso ed il soffitto a cassettoni con opere di Benedetto e Giuliano da Maiano, conserva l'originale del gruppo bronzeo di Donatello ‘Giuditta e Oloferne’, realizzato su commissione di Cosimo il Vecchio. La sala è decorata con gigli oro in campo azzurro (da qui il nome), che non sono - come si potrebbe pensare - simbolo di Firenze, ma gigli Francesi degli Angiò, protettori della parte Guelfa.

La Sala delle Udienze formava un tempo - insieme alla Sala dei Gigli - un unico, grande locale, adibito alle riunioni dei Priori ed alle sedute del Tribunale. L'artista Giuliano Da Maiano ha decorato sia il soffitto a cassettoni con lo stemma del popolo Fiorentino, mentre gli affreschi sono del Salviati.

Oggi Palazzo Vecchio - visitabile nella sua parte museale - è sede del Comune di Firenze.

Sala delle  carte geografiche o della Guardaroba

All’epoca dei Priori la sala oggi detta delle carte geografiche non esisteva. Quando il duca Cosimo I de’ Medici si trasferì in Palazzo Vecchio, i locali limitrofi andarono a costituire il quartiere della Guardaroba, dove si custodivano tutti i beni mobili della corte.
Questa stanza fu realizzata successivamente da Giorgio Vasari (1561-1565), su richiesta di Cosimo, per assolvere la duplice funzione di stanza principale della Guardaroba e sala di cosmografia.
Le mappe geografiche di Egnazio Danti e Stefano Buonsignori furono dipinte tra il 1563 e il 1589 sulle ante degli armadi della Sala delle Carte Geografiche. Le ante chiudevano i grandi spazi della Guardaroba e talvolta nascondevano passaggi ad altri ambienti. La Sala è la prima allestita con tema geografico, stimolo dato dai cambiamenti nelle conoscenze successivi alla scoperta dell'America.
Al centro della sala è esposto il celebre globo Mappa mundi, che quando venne realizzato nel 1581 era il più grande del mondo. Opera del Buonsignori e di Ignazio Danti, è stato nei secoli successivi rovinato da vari restauri.

Giardino di Boboli

Alle spalle di Palazzo Pitti, che fu per quasi quattro secoli la residenza dei granduchi di Toscana e per un breve periodo dei re d'Italia, si stende il meraviglioso giardino di Boboli. Disteso sull'omonima collina, tra Palazzo Pitti, il Forte Belvedere e Porta Romana, il Giardino di Boboli ha una pianta triangolare ed occupa una superfice di circa 45.000 metri quadri,  è caratterizzato da due assi ortogonali che s'incrociano all'altezza del Bacino di Nettuno; gli assi in forte pendenza, sono segnati da un percorso centrale e si sviluppano attraverso una serie di terrazze, elementi scultorei o verdi, sentieri, che introducono ad ambienti particolari: radure, giardini recinti, costruzioni, che mescola assieme architettura naturale ed opere d’arte creando un ambiente unico al mondo.
I Medici per primi ne curarono la sistemazione, creando il modello di giardino all'italiana che divenne esemplare per molte corti europee. La vasta superficie verde suddivisa in modo regolare, costituisce un vero e proprio museo all'aperto, popolato di statue soprattutto antiche e rinascimentali, ornato di grotte,  di incantevoli fontane, vasche e camminamenti nascosti. Il Giardino di Boboli ha un alto impatto scenico. Le origini del Giardino risalgono al 1550, quando si decise di creare un proseguimento naturale della corte di Palazzo Pitti.
Alla prima fase si deve la creazione di un Anfiteatro addossato alla collina retrostante al palazzo, inizialmente destinato a giardino, poi fu costruito  in muratura e decorato di sculture antiche; la fontana dell’Oceano scolpita dal Giambologna, la piccola Grotta di Madama, e, su intervento iniziale del Vasari, poi condotto a termine da Ammannati e Buontalenti, tra il 1583 e il 1593, la Grotta Grande detta Grotta del Buontalenti.

Questa è uno dei più affascinanti esempi di architettura e di cultura manieristica: decorata all’esterno e all’interno con stalattiti, animata in origine anche da giochi d’acqua e ricca vegetazione, è composta da tre ambienti successivi dei quali il primo, affrescato per creare l’illusione di una grotta naturale nella quale si muovono pastori e animali selvatici, conteneva anche i Prigioni di Michelangelo, qui collocati dopo l’ingresso nelle collezioni medicee (ora sono sostituiti da calchi). Nelle stanze successive sono collocate sculture importanti come la Venere uscente dal bagno del Giambologna e il gruppo di Paride ed Elena di Vincenzo de Rossi. Alla Grotta del Buontalenti ha termine il percorso del Corridoio Vasariano.

Altre tappe importanti nella visita al giardino sono, salendo dall’anfiteatro, la fontana cosiddetta "del Forcone" o "Vivaio di Nettuno", cosiddetta dalla scultura di Stoldo Lorenzi che sta al centro e che impugna un grande tridente; e la grande statua dell’Abbondanza, proprio sulla sommità del colle, iniziata dal Giambologna come ritratto di Giovanna d’Austria, moglie di Francesco I, ma compiuta nel 1637 come figura allegorica.

Scendendo verso Porta Romana, dopo il Prato dell’Uccellare, troviamo il Viottolone, grande viale bordato di cipressi e statue che conduce fino al piazzale dell’Isolotto, realizzato da Giulio e Alfonso Parigi a partire dal 1618, al centro del quale è la grande fontana dell’Oceano del Giambologna circondata da altre tre sculture raffiguranti i fiumi Nilo, Gange ed Eufrate. Tutto intorno, altre statue di soggetto sia classico che popolare (queste ultime dei sec. XVII e XVIII), come quelle che raffigurano gruppi di ragazzi intenti a giochi tipici.

Agli interventi settecenteschi, realizzati in epoca lorenese, si devono il Kaffeehaus (1775), la Limonaia (1777-8), progettati da Zanobi del Rosso e la Palazzina della Meridiana iniziata nel 1776 da Gaspero Paoletti. Nel 1789 venne collocato al centro dell’Anfiteatro l’Obelisco egiziano, proveniente da Luxor.

La fontana del Bacchino o Fontana di Morgante

Questa particolare statua del Giardino di Boboli, che raffigura il nano di corte (soprannominato ironicamente Morgante, come il gigante dell’opera del Pulci), allegramente ubriaco (bacchino) nell’atto di cavalcare  una tartaruga completamente nudo, fu scolpita nel 1560 dallo scultore Valerio Cioli. E’ stata posta a nord-ovest di Palazzo Pitti, attigua all’uscita del percorso del Corridio Vasariano. Ad oggi si ammira una fedelissima copia.

Palazzo Pitti

La parte originale del Palazzo, quella centrale, fu costruita nel 1458 da Luca Fancelli, su disegno del Brunelleschi. Un lavoro eseguito per un ricchissimo banchiere fiorentino, Luca Pitti, che intendeva fare di questo edificio il più sfarzoso di Firenze, superiore addirittura a quello dei Medici, suoi rivali. Luca Pitti morì prematuramente ed i suoi eredi, dopo un rovescio finanziario, furono costretti a venderlo. Fu acquistato nel 1549 dalla moglie di Cosimo I, Eleonora di Toledo, la quale incaricò l'Ammannati di ampliarlo, prolungandone la facciata e costruendo all'interno uno splendido cortile. Sul retro, il Tribolo trasforma la collina nel più bel giardino italiano: Boboli.

Nel 1620 la facciata del Palazzo viene nuovamente ampliata dall'architetto Giulio Parigi  - rispettivamente nel 1700 e nel 1800 - vengono costruiti i due portici laterali.

Palazzo Pitti per tre secoli fu residenza dei Granduchi di Toscana. Durante la dominazione napoleonica vi abitò la Regina d'Etruria, Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Con l'unità d'Italia divenne invece residenza della famiglia Reale dei Savoia. Oggi è proprietà dello Stato.

All’interno di Palazzo Pitti, nelle sue innumerevoli stanze, hanno sede importanti musei:

il Museo degli Argenti, raccolta di oggetti di alta oreficeria, argenteria, cristalli, avori, cammei, tessuti, provenienti dalle collezioni Medicee;

la Galleria Palatina, che offre importanti esempi della pittura del sei e settecento;

la Galleria di Arte Moderna, che risale al 1860 e comprende dipinti dall'ottocento Toscano fino ad opere contemporanee internazionali;

il Museo delle Carrozze, alloggiato in uno dei rondò.

Nei locali della palazzina della Meridiana ha invece sede il Museo del Costume, dove sono esposti abiti storici in sequenza cronologica.

Nella parte più elevata del Giardino di Boboli, nell'edificio del Cavaliere, trova posto il Museo delle Porcellane, con pezzi appartenuti alle varie famiglie che hanno abitato il Palazzo.

Parzialmente visitabili gli appartamenti Reali, che in origine formavano la residenza dei Granduchi di Toscana, divenendo poi residenza ufficiale di Vittorio Emanuele II ed - occasionalmente - abitati anche da Umberto I e da Vittorio Emanuele III.

Duomo di Firenze

Santa Maria del Fiore sorge sulle rovine della vecchia cattedrale di Santa Reparata, costruita al tempo del Vescovo Zanobi, nei primi decenni del V secolo. Il progetto iniziale fu quello d’ingrandire la prima Cattedrale. Poi, però, nel 1294, il Consiglio dei Cento decise per una nuova costruzione.

Nel 1296 fu posta la prima pietra benedetta per la costruzione della nuova cattedrale, con la direzione dei lavori affidata all’Architetto Arnolfo di Cambio. Dedicata alla Vergine col nome di Santa Maria del Fiore, la Cattedrale non cancellò - fino al termine dei lavori di costruzione - la vecchia Chiesa. Che,  nel 1375, venne definitivamente sepolta.

Quando Arnolfo scomparve (1331 o 1332?), il rallentamento dei lavori fu conseguente. Almeno fino a quando l'Arte della Lana, la più potente corporazione di Firenze, nominò capomastro Giotto, che portò avanti l’opera fino al 1337, anno della sua scomparsa.

I lavori della cattedrale si chiusero nel 1415. A quel punto mancava soltanto - si fa per dire - la cupola, che venne disegnata dal Brunelleschi con un vero e proprio capolavoro d’ingegneria. Eretta in soli quindici anni, la cupola - con la sua palla di bronzo dorato ed una croce - è oggi il simbolo di Firenze nel mondo.

Papa Eugenio IV consacrò la Cattedrale nel 1436, in occasione del Concilio che si stava svolgendo a Firenze.

Nell'ottocento fu rifatta la facciata al Duomo (Architetto Emilio De Fabris), che divenne quella ancora oggi presente.

 L'interno della Cattedrale è ricco di monumenti ed altre opere d'arte. Tra queste il monumento a Giotto di Benedetto da Maiano, il ritratto di Dante di Domenico di Michelino (su disegno del Baldovinetti) ed il tondo col busto del Brunelleschi di Andrea Cavalcanti. Inoltre il quadrante dell'orologio - di Paolo Uccello -, le vetrate rotonde, eseguite su cartone del Ghiberti e l'acquasantiera  del 1380.

Dietro l'altare maggiore - di Baccio Bandinelli - si trova la Sacrestia delle Messe, dove si rifugiò Lorenzo il Magnifico durante la congiura de'Pazzi nel 1478.

Nei sotterranei di Santa Maria del Fiore si può ancora oggi visitare la vecchia cattedrale di Santa Reparata.

Il Duomo di Firenze, con i suoi 153 metri di lunghezza e 38 di larghezza, è la quarta Chiesa cristiana del mondo per dimensione.

Come le cattedrali delle città rivali, Santa Maria del Fiore fu costruita con pianta a croce latina, con navata basilicale, tre vasti bracci ed una cupola; quest'ultima ha l'attaccatura a 50 metri dal suolo.

La cattedrale si affaccia sulla piazza del Duomo, dove ogni anno - a Pasqua - si svolge lo Scoppio del Carro.